Computer Ethics: un breve quadro storico *

Uno dei primi scienziati che si interrogò sugli aspetti sociali ed etici legati ai computer fu sicuramente Norbert Wiener, padre della cibernetica, il quale già nel 1958 si rese conto di trovarsi di fronte “ad una tecnologia che, nel bene o nel male, avrebbe potuto avere potenzialità inaudite da un punto di vista sociale”.

La nascita ufficiale della “Computer Ethics” però può essere posta nella seconda metà degli anni Settanta in seguito al lavoro di due docenti della Old Dominion University di Norfolk (Virginia): Walter Maner e Deborah Jhonson. Maner fu in realtà il primo che, nel 1978, utilizzò e diede una definizione del termine “Computer Ethics”. Entrambi i docenti iniziarono queste riflessioni poiché si accorsero che con l’avvento dell’informatica molte tematiche etiche tendevano a diventare considerevolmente più complicate o ad essere fortemente trasformate. L’approccio utilizzato dai due scienziati fu però, per certi aspetti, sostanzialmente diverso. Secondo Maner l’introduzione dei computer portava spesso alla nascita di problemi etici completamente nuovi che, senza l’utilizzo dei calcolatori, non sarebbero esistiti. Negli stessi anni Deborah Jhonson, stimolata dalle affermazioni di Maner, iniziò anche lei ad interessarsi a queste tematiche e si venne così a creare un intenso dibattito fra i due docenti (uniqueness-debate). Deborah Jhonson infatti non riteneva che si trattasse di problemi completamente nuovi, ma di problemi tradizionali sui quali l’avvento dei computer gettava una nuova luce. La differenza principale fra questi due approcci riguarda pertanto lo stabilire se i nuovi problemi che sorgono con l’utilizzo dei computer possono essere mappati sulle categorie classiche e già presenti oppure se si tratta di tematiche completamente nuove per le quali è necessario creare nuove categorie e, come diretta conseguenza, creare anche un nuovo apparato normativo. Tuttavia mappare semplicemente queste tematiche su classi già presenti rischia di far perdere un’importante occasione per creare e migliorare le leggi presenti nonché migliorare il mondo stesso.

Di notevole importanza all’interno di queste tematiche è l’articolo pubblicato da James H. Moor nel 1985 “What is computer ethics?”. In questo testo la “Computer Ethics” viene definita come “l’analisi circa la natura e l’impatto sociale delle tecnologie informatiche e la corrispondente formulazione e giustificazione di politiche per un utilizzo etico di queste tecnologie”. Il computer rappresenta quanto di più simile possediamo ad uno strumento universale. Ciò che infatti rende rivoluzionari i calcolatori è proprio la loro “malleabilità logica”: i computer sono in grado di svolgere qualsiasi attività definita in termini di input, output e operatori logici. Questa malleabilità e il loro utilizzo sempre più diffuso hanno però creato una sorta di vuoto politico che, a sua volta, ha generato confusione concettuale. I computer infatti ci offrono nuove potenzialità che a loro volta portano a nuove modalità di agire. Per queste situazioni spesso non esistono delle politiche di condotta o se esistono sono il più delle volte inadeguate.

Prima di chiedersi, ad esempio, quanto l’utilizzo dei computer aiuti nel gestire e contare soldi occorrerebbe domandarsi “Che cosa sono i soldi?” specialmente se si immagina una società dove questi vengono interamente conservati in banche dati elettroniche. Problemi simili si possono ritrovare anche per quanto riguarda la proprietà intellettuale del software, la creazione e diffusione di virus informatici…

Sarebbe opportuno, prima di buttarsi a pesce nell’utilizzo della tecnologia, analizzarne anche il lato oscuro. E’ necessario acquisire maggiore consapevolezza circa l’impatto sociale conseguente all’utilizzo delle tecnologie dell’informazione ed inserire all’interno delle procedure di decisione aziendale, affianco all’analisi squisitamente commerciale, anche un’analisi etico-sociale.

*Questo articolo è un estratto preso dall’introduzione di un elaborato dal titolo “L’etica dei motori di ricerca” che ho scritto (assieme ad un collega) nel novembre 2009.

Bibliografia

Wiener, N. (1948), Cybernetic: or Control and Communication in the Animal and the Machine, Technology Press.

Patrignani, N. (2009), “Computer Ethics: un quadro concettuale”, Mondo Digitale, 3:55-63.

Johnson, D. G. (2001), “Sorting Out the Uniqueness of Computer-Ethical Issues”, Prentice Hall.

Bynum, T. (2008), “Computer and Information Ethics”, http://plato.stanford.edu/entries/ethics-computer/.

Moor, J. H. (1985). “What is Computer Ethics?” Metaphilosophy, 16/4: 266–75

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