La funzione monotona crescente della dipendenza da tecnologie

Sei giorni di vacanza e di quello che amo definire “relax analogico” ovvero suonare la chitarra, leggere davanti al camino, ascoltare vecchi vinili, camminare nei boschi…Il computer comunque non lo lascio a casa, con cura lo inserisco nella sua custodia e lo metto poi nello zaino assieme a libri, spartiti e qualche matita. Cercherò di usarlo il meno possibile! Un aiuto, involontario, mi viene dalla casa di vacanza che, antica e in un piccolo paese di montagna dell’entroterra ligure, non ha nemmeno la presa del telefono. Anche i cellulari non ricevono sempre bene.

Come ogni volta che trascorro un periodo di riposo in questo luogo mi accorgo che senza connessione internet non so bene cosa farmene del mio portatile. Quando sono a casa (in città) lo uso continuamente per le e-mail, chattare, leggere notizie, programmare, scambiare file con colleghi, social-network, scrivere e elaborare fotografie. Quali di queste attività potrei fare senza connessione alla rete? Ben poche. Sicuramente posso scrivere (e lo sto facendo infatti) ma non posso condividere, devo aspettare di avere una connessione per pubblicare questo articolo sul mio blog. Programmare, questo lo posso sicuramente fare. Certo non posso consultare o chiedere qualche consiglio su un forum di programmazione e non posso nemmeno scrivere codice di applicativi per il web, categoria questa dove ormai si concentra la maggior parte del lavoro e degli studi. Proprio di recente ho seguito un corso a Parigi sulle tecniche utilizzate dai motori di ricerca e i laboratori che dovevo svolgere al pomeriggio riguardavano lo sviluppo di applicazioni quali crawler e algoritmi di pagerank. Immediatamente ho realizzato che non avrei potuto terminare il lavoro nella mia camera in ostello perché senza connessione internet non potevo certo far girare quel codice. La deduzione è stata quindi banale: rimanere in università, dove avevo una connessione internet, fino a tarda sera. Infine ho menzionato anche la fotografia, fare foto ed elaborarle è come scrivere: nessun problema. I problemi sorgono alla fine del lavoro quando nasce il desiderio di condividere gli scatti fatti e pubblicarli sulla mia pagina Flickr, anche in questo caso devo attendere di avere una connessione.

Questi sono certo gli effetti del cosiddetto cloud-computing; affianco a questo fenomeno ritengo però ve ne sia anche un’altro parallelo e quasi mai citato: la funzione monotona crescente della dipendenza da tecnologie. Con questo nome lungo e roboante intendo identificare quel fenomeno che ci porta (quasi tutti) ad adottare ed inserire nella nostra vita ogni nuova tecnologia senza un minimo di senso critico e, una volta introdotta, si somma immediatamente a tutte quelle già presenti, subito si crea un senso di dipendenza: come potevamo vivere senza?

Ogni tecnologia ha sempre anche un lato oscuro, non dimentichiamocene mai.

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